Il brigantaggio nel Regno Borbonico

Lo Stato Pontificio nel 1860 era suddiviso amministrativamente in varie provincie tra cui le enclave di Pontecorvo e Benevento presenti nel Regno delle Due Sicilie.

Durante il Regno Borbonico si susseguirono diversi decreti reali contenenti norme severissime per la repressione del brigantaggio nei territori continentali del Regno di Napoli.

Abbiamo dedicato al brigantaggio nel Regno delle Due Sicilie una birra ambrata, in stile indian pale ale, molto corposa e amara come le leggi contro il brigantaggio durante il Regno borbonico.

Antonio (Chef)

In tutti i comuni borbonici venivano pubblicate delle liste di banditi, dette “Liste di fuor bando”, contenenti i nomi dei ricercati per brigantaggio, che potevano essere uccisi da chiunque, ricevendo anche un premio in denaro, rispettivamente di 200 ducati per il capobanda e di 100 per il semplice componente la banda.

Le norme del Decreto reale borbonico 110/1821 prevedevano la pena di morte per chiunque facesse parte di una banda armata (era sufficiente essere membri di un gruppo anche di soli tre uomini, di cui anche uno solo armato) che commettesse crimini di qualsiasi natura.

Era prevista la pena di morte anche per tutti i “manutengoli”, ovvero per quelli che, in qualunque modo, aiutassero, favorissero o si rendessero complici dei briganti: informatori, ricettatori, etc. Veniva concessa l’amnistia, ma solo per i briganti che eliminavano altri briganti per istigare i briganti ad eliminarsi a vicenda.

Il brigantaggio interessò in genere, tutta la permanenza della dinastia borbonica sul trono napoletano e ancora nell’ottobre 1859, pochi mesi prima della fine del Regno delle Due Sicilie, il re Francesco II con il Decreto n. 424 del 24 ottobre 1859 conferì a Emanuele Caracciolo, il potere di arrestare e far processare dagli ordinari consigli di guerra coloro che si macchiavano dei seguenti reati: Comitiva armata, Resistenza alla forza pubblica, brigantaggio favoreggiamento al brigantaggio.

Dal 1806, sotto Murat, sino al 1834 nel regno di Napoli, poi regno di Sicilia, furono emessi sessanta decreti contro il brigantaggio, a cui se ne dovrebbero aggiungere altri riguardanti in modo specifico la Sicilia.

Dalla seconda metà del 1863 ci fu un significativo cambiamento di fronte, con l’inizio della lotta al brigantaggio anche da parte pontificia, essendo caduta la matrice politica dell’attività delle bande. Segno di questo cambiamento fu tra l’altro la cattura di Carmine Crocco nel 1864, che aveva sperato di potersi rifugiare sotto la protezione pontificia, e un accordo di collaborazione militare fra il Regno d’Italia e lo Stato Pontificio per evitare che il confine fra i due Stati rendesse impossibili le operazioni militari e di polizia.

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