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La Frontiera: storia del brigantaggio di confine

Il confine tra Stato Pontificio e Regno delle due Sicilie è stato definito come “la frontiera che in Europa è durata più a lungo”. Ancor oggi sono visibili in numerosi luoghi della Ciociaria i famosi cippi di confine posti nel 1847 per delimitare i due regni.

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Il brigantaggio di frontiera ebbe come protagonista della prima fase Francesco II di Borbone, che dopo la cacciata dalle armi avvenuta a Gaeta, cercò con ogni mezzo di tener vivo nelle popolazioni il terrore del suo potere e diede vita a numerose stragi, rovine e incendi che nel marzo 1860 insanguinarono le desolate Provincie ciociare.
Francesco II ardiva tornare a Napoli e riprendere il comando militare toltogli a Gaeta, tuttavia nonostante le decine di malefatte il suo piano sembrò fallire.

Fu allora il bandito Chiavone ad offrire supporto nella selva di Sora. Il Re di Napoli fu connivente con i briganti della zona, finanziando le loro scorribande e spingendo all’eccidio dei propri ex sudditi. Chiavone compose grazie al supporto di Ferdinando II una banda di 100 uomini violenti e spietati ed 3 maggio 1861 uccise il Sindaco di Monticelli e commise altre infamie. Nelle sue azioni rubò ai liberali ed ai borbonici. L’intervento militare pervenuto da Fondi e Gaeta costrinsero alla fuga l’orda che misero a ferro e fuoco Pastena, Pico, Lenola. Le bande all’apparire delle truppe militari voltarono le spalle ai capi banda e si schierarono per l’esercito urlando viva Vittorio Emanuele, viva l’Esercito.

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